Le accuse contro il Venezuela

Per Lenny Bottai.Associazione Ilio Dario Barontini.

Uno degli argomenti più citati contro il Venezuela, oltre l’accusa farlocca di essere una dittatura che decade con il semplice utilizzo di Google, attraverso quale si possono verificare tutti i processi elettorali con relativi risultati, è quello di affamare il proprio popolo.

Ma siamo davvero sicuri che la colpa è del governo boliviariano? Il Venezuela ha 1040 sanzioni. Oltre al congelamento di beni e divieti di viaggio per individui, gli Stati Uniti applicano un programma con sanzioni individuali (alti funzionari, imprese e gruppi associati), poi blocchi settoriali come sul petrolio (contro PDVSA e altre aziende per l’energia), infine sanzioni secondarie che possono colpire intermediari esteri che assistono il Venezuela. Significa che tutte le banche USA e UE devono bloccare i conti di personalità o aziende, effettuare il blocco di immobili, azioni, fondi, con divieto di transazioni economiche con cittadini e imprese che includono contratti, assicurazioni, consulenze, spedizioni e servizi finanziari.

Vi è poi l’indirizzo sul petrolio esteso alle altre nazioni: divieto di acquistare greggio venezuelano, divieto di fornire tecnologia estrattiva e di assicurare navi petroliere e/o finanziare operazioni di vario genere. Questo comporta l’effetto immediato che nessuna banca collabora e nessun intermediario paga.

Per chi non rispetta le imposizioni vi sono multe salate, l’esclusione dal mercato UE-USA, quindi procedimenti penali. Così, con questi strumenti, i paesi <<democratici>> decidono il destino dei popoli che non si allineano e piegano ai voleri dei padroni del mondo. Storicamente il petrolio in Venezuela rappresentava oltre il 90% delle esportazioni e gran parte delle entrate statali, ma dopo le misure citate la produzione è crollata da oltre 1,5 milioni di barili al giorno a circa 337 mila nel 2020.

Le restrizioni hanno anche contribuito a tagliare centinaia di miliardi di dollari di ricavi petroliferi tra il 2017 e il 2024, aggravando un’economia già in crisi. Secondo alcune stime, perdite di entrate equivalenti al 200% del PIL sono state attribuite al blocco petrolifero e alle limitazioni al commercio. Tutti i paesi, tolto Russia, Cina, Iran, Turchia, Cuba, Nicaragua e Bolivia applicano queste sanzioni, quindi il quadro diventa molto drammatico, una sorta di stritolamento economico e politico creato dall’esterno per indurre una crisi e favorire rivolte e destabilizzazioni (in piena continuità democratica…).

Quindi in primis la domanda andrebbe posta a tutti coloro che continuano a dire che in Venezuela si fa la fame, chiedendo se sono a conoscenza delle motivazioni e degli attori di questa disgrazia economica, oppure se fanno semplicemente finta di non sapere. Altrimenti il rischio è quello di dare la colpa al bersaglio di un atto criminale che mira ad affamare una nazione ed a far sviluppare contestazioni, resistenze e rovesciamenti al suo interno, per determinarne il destino (rovesciando ogni criterio della tanto decantata democrazia).

Ma ora veniamo alle accuse di violazione della democrazia nei confronti del paese che vengono replicate a pappagallo da TG e giornalai. Facendo una ricerca si appura che i principali accusatori attuali della mancanza di democrazia in Venezuela sono: Il Jimmy Carter Center, ovvero il centro dedicato all’ex presidente USA, nonché ex nobel per la pace, che fa inversione di marcia nel 2024 considerato che nel 2012.

Fu proprio Jimmy Carter ad elogiare il sistema elettorale venezuelano. Peccato però che Carter sia deceduto proprio nel 2024 dopo una lunga lotta con un melanoma che lo aveva costretto al ritiro anni prima. Quindi la denuncia venne ratificata non da lui ma da chi ha usato (ed usa) il suo nome per correggere il tiro, come la direttrice strategica odierna Paige Alexander, che è stata per 25 anni all’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e che dalla sua guida strategica del gruppo vanta diverse “rielaborazioni e rivalutazioni”.

Il secondo accusatore del Venezuela, da cui i giornalisti mutuano le definizioni è l’ International Institute for Democracy and Electoral Assistance (IDEA) organismo fondato il 27 febbraio 1995 a Stoccolma da 14 Stati membri con l’obiettivo di promuovere la democrazia sostenibile a livello globale. l’IDEA ha uffici principali a Bruxelles nella sede UE ed a New York.

E’ un osservatorio che ha prodotto analisi, talvolta anche critiche, su diversi eventi elettorali (anche se nessuno li ha mai citati), ad esempio sulle presidenziali del 2024 negli USA ha segnalato una «mancanza di un processo legislativo trasparente e consultivo”, poi un appello al migliorare il pacchetto UE «Difesa della Democrazia”. Quindi rappresenta un’estensione del modello DEM di esportazione della democrazia a suon di bombe che era sempre stato collegato all’UE, a differenza dei piani trumpiani. Difatti l’IDEA, ad esempio in merito sul riarmo e sul pericolo delle escalation belliche, non si è mai detta contraria, ma anzi, ha accolto la proposta di una difesa comune, ricordando che il suo ruolo è essenzialmente vigilare sui processi democratici elettorali (…).

Altro organismo da cui deriva la critica e definizione di dittatura, che i nostri giornalai mutuano puntualmente senza farsi nessuna domanda, è l’Organizzazione degli Stati Americani (OAS). La stessa che aveva riconosciuto l’illegittimità di Maduro e la legittimità di Guaidò. Per chi non lo sapesse Juan Guaidò venne decretato presidente ad interim nel 2019 a seguito di un’interpretazione della costituzione (art. 233, 333 e 350) che invocava una situazione di “vuoto di potere” e nel quale vi è il dovere di resistere a un governo ritenuto usurpatore.

L’assemblea nazionale venezuelana bis, di cui era deputato, dall’estero, avrebbe così stabilito l’illegittimità delle elezioni del 2018 del presidente Maduro, quindi Guaidò scendendo in piazza si sarebbe autoproclamato Presidente ottenendo ovviamente subito il riconoscimento di USA e UE. Questo rampollo della borghesia Venezuelana (come la Machado, figlia di un industriale a cui è stata nazionalizzata l’azienda) è entrato così nei nostri schermi come il <<legittimo presidente del Venezuela>>.

Questa “eroica» nobel per la pace invece, incoronata come leader dell’opposizione anche se non ha mai partecipato e preso nessun voto nazionale se non alle primarie di coalizione, ma è stata estromessa dal tribunale nazionale per “omissioni nelle sue dichiarazioni patrimoniali giurate» e per il suo “sostegno alle sanzioni internazionali contro il paese”. Nello stesso giorno il tribunale venezuelano ha revocato ben 6 inibizioni simili ad altri esponenti dell’opposizione, che ha poi partecipato e perso con il candidato Urrutia alle presidenziali.

Adesso Trump, per il gioco delle parti, dice di preferire lui alla Machado, che a suo dire non avrebbe consenso per guidare il paese. Ma la Machado sin dal giorno nel quale è stata colpita dal provvedimento del tribunale si è trasformata come leader di un’opposizione alla quale sarebbe stato impedito di partecipare e vincere le elezioni, cosa falsa, come riscontrabile con un semplice Wikipedia, al pari delle accuse di narcotraffico.

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