Per Federica Cresci.Cuba Mambi’ Gruppo di Azione Internazionalista
Questa foto non parla solo di Cuba. E chi la guarda così non ha capito nulla. Vedere Raúl Castro, a 95 anni, davanti alle salme di giovani cubani, non è solo dolore. È una vergogna storica. È la vergogna di vedere un uomo nato nel 1931 — quasi un secolo di vita — costretto ancora a portare sulle spalle il peso della libertà dei popoli. Ancora una volta davanti ai morti. Ancora una volta davanti al lutto. Ancora una volta davanti alle conseguenze di quell’imperialismo che ha combattuto per tutta la vita, insieme a Fidel Castro e a un intero popolo. E io, davanti a quest’uomo anziano, mi vergogno. Mi vergogno non di lui, ma di noi occidentali. Mi vergogno perché non siamo stati capaci di sollevare quel peso.
Perché uomini e donne come Raúl — come i nostri padri, come mio padre, nato nello stesso anno — non avrebbero mai dovuto arrivare a 95 anni ancora a fare i conti con i cadaveri della Storia. Quel peso avremmo dovuto prendercelo noi.
E non l’abbiamo fatto.
Cuba non è un fatto locale: è un esempio per il mondo intero, come lo è stata la Resistenza italiana.
È per questo che gli Stati Uniti la vogliono sconfiggere: non solo per interessi economici, ma perché Cuba dimostra che l’autodeterminazione dei popoli è possibile. Ed è una spina nel fianco proprio perché resiste.
Eppure oggi assistiamo a uno spettacolo indegno.
C’è chi va a commemorare i partigiani fucilati in montagna dai fascisti, ragazzi di 30 o 37 anni, raccontando sempre la stessa storiella rassicurante delle “vecchie battaglie”.
Battaglie finite.
Battaglie neutralizzate.
Battaglie rese innocue.
Poi però le battaglie di oggi non si nominano.
O non se ne parla affatto, oppure si edulcorano. Si edulcora l’imperialismo. Si annacqua la responsabilità storica. Si trovano giustificazioni, distinguo, attenuanti, per coprire interessi economici e politici che vanno a braccetto con gli Stati del grande impero.
Il Venezuela non si nomina, oppure lo si nomina con mille “sì, però”, con mille “ma”, con la logica ipocrita dei due pesi e delle due misure.
La Palestina viene usata a intermittenza: buona quando conviene, scomoda quando costa. Ridotta a slogan, mai riconosciuta fino in fondo come lotta di autodeterminazione.
E ancora oggi, nel centrosinistra italiano ed europeo, si continua a usare la logica pigra e opportunista dell’“aggredito e aggressore” solo quando fa comodo. Come se la Storia fosse neutra. Come se non esistessero secoli di dominio, colonizzazione, sfruttamento. Come se la reazione di chi è sottomesso fosse un problema morale, e non una conseguenza storica.
Si dimentica l’ABC.
Si dimentica che i partigiani non erano moderati.
Si dimentica che la Resistenza non chiedeva permesso.
Si dimentica che la libertà non nasce mai senza conflitto.
E mentre tutto questo viene dimenticato, rimosso, edulcorato, giustificato, a portare ancora il peso reale della Storia sono uomini come Raúl Castro: a 95 anni, quasi centenario, ancora davanti ai morti, ancora davanti al dolore, ancora davanti alle conseguenze dell’imperialismo.
Ed è questa la vera vergogna. Che persone di quell’età portino ancora sulle spalle il peso dei popoli. E che noi, a 30, 40, 50 anni, non siamo nemmeno capaci di portarlo con responsabilità, serietà e coerenza, pur non avendo pagato sulla nostra pelle quello che loro hanno pagato con tutta la loro vita.
Vedere Raul Castro oggi non è solo triste. È un’accusa morale. È la prova che abbiamo lasciato soli i nostri vecchi, che abbiamo smesso di capire la Storia, che abbiamo preferito la comodità alla responsabilità.
E questo davanti a un uomo di 95 anni che ancora piange i morti della sua revoluzione, non è solo dolore. È una vergogna. È una ferita dolorosa che lacera la coscienza…per chi una coscienza ce l’ha ancora.