Cosa vuole fare davvero Trump a Cuba

Per Today.it

Il capo della Casa Bianca ha previsto che il governo cubano è pronto a cadere, ma gli obiettivi rimangono poco chiari. Diverse le ipotesi sul tavolo, mentre l’amministrazione statunitense spera di ottenere presto un accordo per evitare il blocco petrolifero all’isola

Dopo il Venezuela, sarà il turno di Cuba? L’interrogativo resta al centro del dibattito internazionale mentre l’amministrazione statunitense sostiene di voler negoziare con il governo cubano pur non escludendo un intervento armato. Per aumentare la pressione su Cuba, l’amministrazione Trump ha preso di mira il settore più vulnerabile dell’isola: le forniture di petrolio. Il presidente Usa ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale nei confronti di Cuba e varato un ordine esecutivo che consente l’imposizione di dazi sui paesi che forniscono petrolio all’isola, imponendo un vero e proprio blocco petrolifero all’isola.

Ad aumentare la pressione sul dossier cubano è la posizione del segretario di Stato, Marco Rubio, figlio di esuli cubani nato a Miami, che non ha mai nascosto il suo desiderio di provocare un cambio di regime all’Avana. La Russia, al momento, sembra l’unica a voler sostenere, almeno a parole, il governo di Miguel Diaz-Canel. Mosca ritiene che non «sarà una passeggiata a Cuba se (gli Stati Uniti, ndr.) decidessero di ripetere qualcosa di simile a quanto accaduto in Venezuela», ha affermato il rappresentante permanente della Russia presso le Nazioni Unite, Vasilij Nebenzija. La Cina, invece, non sembra essere arrivata in soccorso degli alleati cubani, limitandosi a condannare la decisione di Washington di imporre dazi doganali sui beni provenienti dai paesi che vendono oppure forniscono petrolio a Cuba. Il Messico ha temporaneamente sospeso l’invio di petrolio a Cuba dopo la richiesta di Washington, ma ha espresso preoccupazione per il rischio di una crisi umanitaria legata alla carenza di combustibile sull’isola.

Perché Trump spinge sulla linea dura contro Cuba?

Secondo Washington, le restrizioni mirano a contrastare presunte minacce alla sicurezza nazionale. Ma l’obiettivo non esplicitato è spingere Cuba verso la caduta del regime. Trump ha dichiarato di voler evitare una crisi umanitaria, ma ha ribadito la volontà di negoziare un accordo con il governo cubano per evitare un’interruzione totale delle forniture, senza fornire però dettagli precisi sulle modalità dell’intesa. Secondo quanto riferito, l’accordo potrebbe includere la restituzione delle proprietà confiscate agli esuli cubani che lasciarono l’isola dopo la rivoluzione del 1959. Una richiesta irricevibile per L’avana.

L’escalation tra i due nemici storici è registrata lo scorso mese. Gli Stati Uniti considerano l’intero emisfero occidentale un’area di influenza strategica, secondo la dottrina Monroe che guida l’attuale politica estera di Washington. Così, L’Avana è tornata al centro dell’agenda americana, dopo che l’amministrazione Trump ha definito il governo cubano una «minaccia insolita e straordinaria» per la sicurezza nazionale e annunciato tariffe su qualsiasi paese che fornisca petrolio all’isola.

Il capo della Casa Bianca accusa Cuba di rappresentare una minaccia diretta alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, sostenendo che il governo de L’Avana si allinei e collabori con attori ostili a Washington, tra cui Russia, Cina, Iran e gruppi proxy di Teheran come Hamas e Hezbollah. Secondo Trump, Cuba ospiterebbe anche infrastrutture militari e di intelligence straniere – inclusa quella che definisce la più grande base di intelligence russa all’estero – e rafforzerebbe la cooperazione in ambito difensivo con Pechino. Ma le accuse non sono finite qui. Il presidente Usa sostiene inoltre che l’isola offrirebbe rifugio a gruppi terroristici transnazionali, contribuendo alla loro espansione nella regione e alla destabilizzazione dell’emisfero occidentale, anche attraverso migrazioni e violenza, in contrasto con gli interessi e la politica estera statunitense. In un post sui social media pubblicato lo scorso 30 gennaio, il presidente cubano Miguel Diaz-Canel ha accusato Trump di voler soffocare l’isola, «con un pretesto falso e infondato».

Cosa potrebbe fare davvero Trump con Cuba

Trump ha previsto che il governo cubano è pronto a cadere, ma gli obiettivi con Cuba rimangono poco chiari. Pur aumentando la pressione economica e diplomatica, la Casa Bianca per ora esclude opzioni militari dirette, consapevole dei rischi legati a un possibile vuoto di potere o a un caos post‑regime sull’isola. La preoccupazione per un collasso istituzionale – che potrebbe innescare un’emergenza umanitaria o un’ondata migratoria proprio verso gli Stati Uniti – resta un elemento chiave nell’elaborazione di scenari alternativi alla forza militare.

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, alti funzionari dell’amministrazione statunitense stanno cercando attivamente membri all’interno del governo cubano disposti a «trovare un accordo» con Washington, nella speranza di emulare la strategia adottata nei confronti del Venezuela prima della caduta di Nicolas Maduro. L’obiettivo è identificare figure interne al regime che possano agevolare una transizione politica o favorire una «via d’uscita» dall’attuale governo, considerato dagli Stati Uniti sempre più vulnerabile dopo la perdita del sostegno venezuelano. Ma l’intervento sembra sottostimato. A differenza di quanto accaduto con il presidente venezuelano prima dell’attacco Usa a Caracas, nessun alto funzionario cubano sembra essere pronto al «tradimento».

Da una riunione, questa volta citata dal sito Politico, è emersa invece la voce che gli Stati Uniti starebbero valutando l’ipotesi di un blocco navale completo sull’isola, il primo dalla crisi missilistica del 1962. Nel frattempo, la CNN ha riportato che Mike Hammer, l’incaricato d’affari statunitense a Cuba, avrebbe detto al personale in un briefing interno: «Se non avete ancora preparato la valigia, fatela». L’ambasciata ha successivamente chiarito che non sono in programma evacuazioni dei diplomatici.

Dal canto suo il governo cubano ha reagito diffondendo immagini e video di soldati in addestramento, presentati come preparazione per resistere a una possibile invasione o pressione esterna.

Cuba è in «stato di guerra»: le minacce di Trump preoccupano l’Avana

L’Avana ha denunciato le mosse di Washington come un’aggressione economica e politica, rigettando le accuse di costituire una minaccia diretta agli Stati Uniti. La via del dialogo, per ora, è quella privilegiata. Sembra che il regime castrista abbia proposto di riattivare la cooperazione su temi come lotta al narcotraffico e cybersicurezza, pur chiedendo rispetto della propria sovranità.

Qual è la situazione sull’isola

Mentre va avanti il dialogo, i tagli al greggio proveniente dall’estero hanno già iniziato a pesare sulla popolazione, compromettendo la fornitura di elettricità e mettendo a rischio servizi essenziali come trasporti, ospedali e approvvigionamenti alimentari.

La decisione di sospendere le forniture di petrolio ha messo sotto pressione il governo cubano, costretto a dipendere dal Messico dopo che gli Stati Uniti avevano di fatto bloccato le spedizioni di greggio dal Venezuela nel quadro della crisi venezuelana. Reagendo ai recenti sviluppi, la presidente messicana Claudia Sheinbaum ha avvertito che lo stallo rischia di provocare una crisi umanitaria sull’isola, e ha annunciato che cercherà alternative per continuare ad aiutare Cuba attraverso canali umanitari e diplomatici. La sospensione degli aiuti energetici da parte di partner tradizionali come Venezuela, Russia e Messico ha aggravato la già grave crisi economica di Cuba.

Cosa c’entra il Messico

Dopo l’intervento statunitense in Venezuela, che ha di fatto bloccato le esportazioni di greggio da Caracas, il Messico ha assunto un ruolo centrale nell’approvvigionamento di carburante per l’economia cubana. Secondo alcune stime, fino all’inizio di gennaio le navi partivano regolarmente dalla costa del Golfo del Messico verso L’Avana con carichi di petrolio e prodotti derivati, ma la compagnia petrolifera statale Pemex ha sospeso le spedizioni di petroliere a metà gennaio nel contesto della crescente pressione internazionale. Nel suo report di fine 2025, Pemex ha stimato che nei primi nove mesi dell’anno il Messico ha esportato verso l’isola circa 17.200 barili di petrolio greggio al giorno, equivalenti a circa il 3,3% delle proprie esportazioni estere totali, insieme a 2.000 barili al giorno di prodotti raffinati.

La presidente messicana Sheinbaum ha difeso le forniture a Cuba, descrivendole come aiuti umanitari e consegne legate a contratti bilaterali tra Pemex e il governo cubano. Sheinbaum ha assicurato più volte che gli aiuti sotto forma di idrocarburi continueranno.  Secondo un’analisi del Financial Times, Cuba dispone oggi di scorte di petrolio sufficienti per circa 15‑20 giorni se i flussi esterni non riprenderanno. Prima dell’interruzione, il Venezuela forniva in media oltre 46.000 barili al giorno, una quota significativamente superiore a quella messicana. Oltre a Messico e Venezuela, altri fornitori come Russia e Algeria hanno contribuito in misura molto limitata e irregolare alle forniture energetiche, con la Russia che ha inviato l’ultima nave nel mese di ottobre e l’Algeria che ha interrotto le consegne già a febbraio dell’anno scorso.

La contrazione dei rifornimenti petroliferi ha pesanti implicazioni per l’economia cubana: il greggio importato è fondamentale per la produzione di elettricità, i trasporti e l’industria, e l’arresto delle forniture ha avviato un deterioramento della rete energetica nazionale, con blackout e difficoltà crescenti per le attività produttive e i servizi essenziali. L’unica alternativa energetica, al momento, è quella solare, grazie alla presenza di pannelli importati dall’estero, come la Cina. Ma per questa escalation diplomatica, a pagare il prezzo più alto sono gli stessi cubani.

Si esta información te ha sido útil, ¡considera apoyar al autor con una donación! Es fácil y seguro a través de PayPal.

Tu ayuda nos permite mantener el sitio en línea y seguir compartiendo contenido valioso.

También, no olvides darle "Me gusta" y compartir en tus redes sociales para que más personas puedan beneficiarse. ¡Gracias!

Deja una respuesta

Tu dirección de correo electrónico no será publicada. Los campos obligatorios están marcados con *

Este sitio usa Akismet para reducir el spam. Aprende cómo se procesan los datos de tus comentarios.